mercoledì 16 maggio 2012

Indice e Introduzione

Informazione d'Annata


Giorgio Rosati


Storia ottocentesca
della Chiesa in Italia

Dall'Assolutismo illiberale al
Liberalismo antisociale dei Papi


                                                           



Cap. I    Rivoluzione parigina e reazione romana
                  1.1     Pio VI contro la libertà                               
                  1.2     Pio VII e Napoleone
                  1.3     Leone XII e l'acuirsi della reazione
                  1.4     I moti del '30-'31 e Gregorio XVI
                 
Cap. II   Pio IX
                  2.1   Un «Papa liberale»?
                  2.2   Il Quarantotto
                  2.3   La Repubblica romana
                  2.4   Il Regno d'Italia
              
Cap. III   La Questione romana
                    3.1  Da Cavour alla Convenzione di Settembre
                    3.2  Il Sillabo
                    3.3  La legislazione ecclesiastica
                    3.4  Disfatta di Mentana e Concilio Vaticano I
                    3.5  Fine dello Stato Pontificio e Guarentigie

Cap IV  La Questione sociale
                             4.1  Razionalismo e Socialismo in Pio IX       
                      4.2  Leone XIII, un “Papa sociale”?                  

     Cap V  La Rerum novarum
                           5.1  Dogmatica della proprietà
                    5.2  Lavoro e denaro
                    5.3  Rimedi della Chiesa
                    5.4 Rimedi dello Stato


Introduzione

L'Ottocento è decisamente un secolo di crisi per i poteri forti tradizionali, e lo è particolarmente per la Chiesa di Roma. Dopo la Rivoluzione di Parigi e gli sconvolgimenti europei di Napoleone, la Restaurazione di Vienna, la quale pretendeva un passo indietro della Storia come se niente fosse accaduto, non poteva che riuscire assai traballante. Ormai l'antico regime feudale medievale era stato travolto, e dopo tanti secoli di connivenza gli interessi ecclesiastici non combaciavano più con quelli degli altri Stati. Con la separazione della sfera temporale terrena da quella spirituale “celeste”, saranno proprio i Papi a rimetterci, con la perdita del loro potere secolare, nonostante con il Congresso di Vienna e i fallimenti dei vari moti risorgimentali si sia tentato di ripristinarlo in tutti i modi. Sarà una vicenda lunga e travagliata, che provocherà ripetute e gravi lacerazioni sociali soprattutto in Italia. Dove alla fine lo Stato pontificio e il suo Sovrano, dopo un millennio di storia, dovrà suo malgrado rassegnarsi alla perdita e abdicare al nuovo Regno sabaudo.
Quanto al il Liberalismo occorre ricordare che ai suoi albori si è trattato di un movimento di pensiero filosofico e politico, prima che economico, il quale si è fatto promotore di istanze decisamente progressiste e rivoluzionarie. Basti dire che tanto il costituzionalismo americano quanto l'Illuminismo francese hanno in comune una rivendicazione di libertà contro i plurisecolari privilegi dei sovrani e dei loro cortigiani, membri dell’aristocrazia e dell’alto clero. Si trattava di battaglie per l’abolizione dei benefici di pochi e la conquista di nuovi diritti per i tanti altri, miranti a superare tutte quelle restrizioni che impedivano il progresso della stragrande maggioranza delle popolazioni.
Il nuovo modello di Stato laico che prende piede in Europa non tollera più ingerenze ecclesiastiche, sicché il prevalere della forma costituzionale sul vecchio Assolutismo finisce per invertire le parti tra il trono e l'altare. Non più l'autorità civile sottomessa a quella religiosa, non più il potere politico legittimato da una sua supposta origine divina, bensì totale separazione e autonomia delle due sfere, ciascuna nel proprio campo d’azione. Però con una preminenza dello Stato, il quale provvede a tutta una serie di misure anticlericali. Per prima il rifiuto dell'intolleranza per motivi religiosi, con l’abolizione dell’antica istituzione della religione di Stato, di teodosiana memoria, la quale obbligava per legge alla professione di un’unica fede ufficiale. Poi con l’introduzione di innovazioni quali il matrimonio civile e il divorzio, nonché l’abolizione della censura, a favore della libertà di pensiero, di espressione e di stampa. Il vento liberale decreta inoltre la fine del monopolio scolastico del Clero, che già la Rivoluzione francese aveva spazzato via, e in alcuni casi impone perfino la nomina statale dei vescovi. Il nuovo clima favorisce infine la nascita e diffusione di nuove idee esplicitamente contrarie alla credenza religiosa, come il Materialismo filosofico e il Positivismo scientifico, nonché anche contrarie al Liberalismo stesso, come il Socialismo economico.
Tanti e tali rivolgimenti hanno sconvolto la Chiesa romana, scatenando feroci reazioni da parte dei Papi. Come testimoniano a chiare lettere i loro documenti ufficiali, essi si scagliarono a testa bassa, e con un linguaggio tutt’altro che moderato, contro l’incalzare degli avvenimenti, ma soprattutto contro i nuovi principi di libertà che andavano diffondendosi a macchia d’olio per tutta Europa; un’idea che, in ogni sua forma, tutti quanti loro definivano letteralmente come pestifera. Poiché era la stessa nozione di diritto dei cittadini e dei Popoli che essi ritenevano teoricamente inconcepibile e praticamente disastrosa, da ferrei sostenitori quali erano dell’antico ordine sociale medievale, i Papi bandivano ogni tipo di rinnovamento, per cui subirono come una disfatta tanto la Rivoluzione francese quanto il Risorgimento italiano.
In particolare lo scopo della presente ricerca è, come recita il titolo, quello di mostrare un certo cambiamento di rotta della Chiesa ottocentesca, la quale, da iniziale fiera nemica del Liberalismo filosofico e politico, nel giro di un secolo ha finito per diventare ferma sostenitrice del Liberalismo economico, contro il nuovo comune nemico socialista. Tale diciamo così metamorfosi, la seguiremo esaminando i documenti pontifici, dalla prima Enciclica di Pio VI sui fatti della Rivoluzione francese, del 1791, fino alla Rerum novarum di Leone XIII sulla dottrina sociale della Chiesa, del 1891. Veramente il testo è divisibile in due parti, di cui la prima storica, costituita dai primi tre capitoli, dove si raccontano gli eventi francesi, con le ripercussioni che essi hanno avuto in Italia per mano di Napoleone, fino ai moti insurrezionali degli anni Trenta. Quindi le vicende risorgimentali dal 1848 fino alla caduta di Roma, segnate dal lunghissimo e tormentato pontificato di Pio IX. Tutta una serie di fatti burrascosi, dei quali i più salienti sono corredati dalle interpretazioni che a caldo ne davano i Papi nelle loro Lettere encicliche. Questa prima parte di storia politica e militare fa però più che altro da introduzione alla seconda, gli ultimi due capitoli che in realtà sono quelli per così dire centrali, dove si tratta della dottrina economica e sociale della Chiesa, in particolare così com’è compendiata nel celebre documento del 1891.
Inutile avvisare che quella qui presentata è una lettura critica dei fatti e delle idee. La quale vuole dimostrare la faziosità di certe interpretazioni storiche che vanno per la maggiore, e cioè ad esempio come Pio IX, il sedicente Papa liberale, sia stato in realtà altrettanto autoritario dei suoi predecessori; o come Leone XIII, il sedicente Papa sociale, sia stato in realtà un Papa liberale, ma nel senso economico più deteriore del termine. Forse ad alcuni potrà sembrare superflua la serrata critica rivolta alla Rerum novarum, trattandosi di un documento ormai datato. Il che è vero, ma ad aver resa necessaria questa operazione è proprio il fatto che quella Enciclica è ancora oggi unanimemente indicata come un modello da seguire. Cosa che conviene a tutti tranne che ai lavoratori.      


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